| "Dai romanzi ci attendiamo storie
straordinarie, vicende inconsuete, tipi umani insoliti. E così
il romanzo diventa una fiction, finzione di quello che non c’è
o è assai raro. E’ una parentesi illusoria nella
nostra esistenza quotidiana. Stefania Nibbi (che da anni si
è affermata nel campo della comunicazione pubblicitaria
e sa bene quali siano le realtà e i sogni della ordinaria
umanità)affronta in “Ali da passeggio” (Armando
Siciliano editore, Messina, 2004, 154 pagg., 12 euro) proprio
quello che nella letteratura è sottinteso. Il rapporto
tra il quotidiano e l’avventura. Tra quello che c’è
nella nostra vita e quello che vorremmo che ci fosse e che inevitabilmente
non si realizza.
Il titolo del libro è un programma: le ali da passeggio
sono quelle che non permettono di volare. Il tacchino, il
gallo, l’anatra, sono uccelli forniti di ali, ma non
volano. Non sanno farlo, non vogliono perché normalmente
trovano più comodo raccogliere il becchime da terra.
E noi che siamo? Siamo quelli che stazionano in superficie,
cogliendo avventurette, facendo piccole fughe, accontentandoci
di una esistenza grigiastra che magari viene colorata da qualche
vacanza, rapido intervallo prima di ripiombare nella quotidiana
indolenza. L'esaltazione dell’anima, il volo della fantasia
di cui pure siamo dotati, non lo vogliamo, o lo sperimentiamo
solo per breve ora.
Così il romanzo, che è incentrato sull’amore,
grande occasione per il volo sentimentale, registra i sogni
e più ancora le quotidiane apprensioni di personaggi
distratti dal lavoro (o meglio dall’ambizione di “arrivare”),
dalla superficialità degli eterni adolescenti che rinunciano
a crescere. Il tutto con abile tecnica viene vissuto e non
narrato, attraverso le confessioni dei protagonisti, ognuno
dei quali occupa sezioni particolari del libro. Così
vediamo le esperienze femminili attraverso le sensazioni di
una donna (non solo quelle erotiche, che pure ci sono, ma
anche attraverso le noie del fare la spesa, del badare ai
bambini, del fare le visite di consuetudine, dell’intrecciare
sentimenti che non trovano risposta…) o di un uomo la
cui personalità viene costruita dall’autrice.
Un gioco di specchi perché l’indagine della donna
che regge le fila della vicenda si avverte anche quando lascia
la parola ai personaggi maschili: e descrive le paure, le
ansietà, le debolezze della controparte con fine scandaglio
psicologico e una certa dose di ironia.
Ecco l’indecisione di un uomo in biblico: “Perché
devo trascinare Elena nei vicoli senza uscita delle mie angosce
esistenziali, nei deserti del mio egoismo, nelle mie tempeste
emotive?…”
Questa è la pagina e dietro si indovina che è
lo spunto per riflettere su mediocrità e immagini di
ogni giorno che accettiamo per pigrizia, per mancanza di coraggio,
perché preferiamo piegare le ali sotto le ascelle come
i pennuti da cortile. Il libro si legge tutto d’un fiato
perché è in presa diretta sulle personalità
vere e su situazioni autentiche. Stile limpido, senza ornamenti
barocchi. Figure umane rappresentate nei momenti della spontaneità.
E quando il racconto finisce un incoraggiamento di regia,
abilmente velato negli occhi di un uomo: “Elena, chiamandoci
a gran voce correva verso di noi. I suoi piedi sfioravano
l’erba, senza toccare il terreno. Volava”. Il
lettore, chiudendo il libro, è pronto a seguirla nel
volo dell’anima, con l’augurio che a questa opera
prima altre ne seguano per indicare tracce normalmente trascurate." |
| Qual è stata la spinta che ti ha
portato a scrivere e a pubblicare un libro?
Ho sempre avuto l’abitudine di scrivere, è stato
sempre il mio modo per guardare il mondo, per capirlo o per
sfuggire ad esso e andare da qualche altra parte, dentro di
me. Poi è successo qualcosa, di colpo mi sono stancata
di guardarmi allo specchio, ho provato un desiderio fortissimo
di confronto diretto con gli altri. “Ali da Passeggio”
è il coraggio di condividere la propria esperienza
della vita.
La copertina sembra allegra, con tutti quei pennuti,
invece i protagonisti sembrano tutt’altro che giocosi...
La propria vita è una faccenda seria ma per viverla
con consapevolezza bisogna anche prendersi in giro. Senza
ironia non vedremmo mai i nostri difetti e ci sembrerebbero
irrimediabilmente senza via d’uscita i piccoli e grandi
disastri del nostro vivere quotidiano.
Quando, secondo te, non si riesce a “volare”?
Quando si scambia la parola “volo” con la parola
“fuga”, quando si pensa che la vita ideale sia
quella dei sogni confezionati da altri; quando non si riesce
neppure una volta a guardare da fuori la propria esistenza.
Quando camminiamo sempre con lo sguardo a terra in cerca di
mangime, tirandoci qualche beccata l’un l’altro
per il cibo e trasformandoci in galline, tacchini, oche.
Chi sono Elena, Alberto e Giulio?
Sono i tre momenti di un viaggio nel tempo compiuto dallo
stesso individuo: Giulio è l’eterno bambino,
quello che ha paura dei cambiamenti, che non riesce a rinunciare
a niente e che ancora non si decide a partire; Alberto è
il giovane esploratore, l’uomo che si chiede per quanto
tempo è giusto fermarsi alle tappe importanti e per
quanto invece bisogna camminare ancora; Elena ha già
viaggiato abbastanza, ha capito che c’è un momento
della vita in cui la valigia di cose che hai raccolto durante
la strada si fa pesante da trascinare appresso da soli e quindi
si vuol fermare e dividere il suo bagaglio con un compagno.
Quanto c’è di autobiografico?
I sentimenti, quelli sono miei, vissuti e tradotti in parole.
Le circostanze sono solo un’invenzione per mettere i
protagonisti di fronte agli spunti per riflettere.
Che riscontro hai avuto da chi lo ha letto?
Chi mi conosceva non è rimasto affatto sorpreso, chi
non mi ha mai incontrata ha sorpreso me perché ha capito
esattamente il mio messaggio. Ho fatto centro perché
ho scritto ciò che pensavo, senza giochi di parole
e fronzoli, senza la pretesa di giudicare gli altri o di fornire
un manuale d’istruzioni per la vita.
Altri progetti futuri?
Un altro libro di prossima pubblicazione che sto scrivendo
da diversi mesi che racconterà in tre storie diverse,
di altri viaggi dentro se stessi. E poi un progetto ambizioso:
la realizzazione di un film tratto da “Ali da passeggio”
sul quale stiamo lavorando, anzi io ci sto già “volando”… |